Il rischio è la possibilità che si verifichi un evento dannoso per le persone, le cose o l’ambiente a causa di un pericolo. Il pericolo è la fonte potenziale di danno, che può essere di natura fisica, chimica, biologica, meccanica, elettrica, ecc. La valutazione del rischio è il processo che permette di stimare la probabilità e la gravità di un evento dannoso, in relazione all’esposizione al pericolo e alle misure di prevenzione e protezione adottate.
La valutazione del rischio è fondamentale per la sicurezza sul lavoro e per la tutela della salute dei lavoratori. Il datore di lavoro ha l’obbligo di effettuare la valutazione dei rischi presenti nell’ambiente di lavoro e di redigere il documento di valutazione dei rischi (DVR), in cui sono indicate le misure da adottare per eliminare o ridurre i rischi stessi.
Per facilitare la valutazione dei rischi, esistono diverse classificazioni e categorie di rischio, che tengono conto di vari fattori, come il tipo di attività, il settore, la dimensione, la localizzazione, ecc. Vediamo quali sono le principali categorie di rischio e come si applicano.
Le categorie di rischio secondo il D.P.R. 151/2011
Il D.P.R. 151/2011 è il regolamento che disciplina i procedimenti di prevenzione incendi per le attività soggette al controllo dei vigili del fuoco. Il regolamento introduce un nuovo elenco di attività sottoposte a tale controllo, suddivise in tre categorie di rischio in base alla gravità del rischio incendio:
Categoria A: attività a basso rischio o standardizzate, per le quali è sufficiente una segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) ai vigili del fuoco e l’adozione delle norme tecniche di prevenzione incendi vigenti.
Categoria B: attività a medio rischio, per le quali è necessaria una SCIA ai vigili del fuoco e una verifica periodica della conformità antincendio da parte di un organismo accreditato o dei vigili del fuoco stessi.
Categoria C: attività ad elevato rischio, per le quali è richiesto un progetto antincendio da sottoporre all’approvazione dei vigili del fuoco e una verifica periodica della conformità antincendio da parte dei vigili del fuoco.
L’allegato I del regolamento riporta l’elenco delle attività, delle relative sottoclassi e delle categorie di rischio attribuite. Alcuni esempi di attività appartenenti alle diverse categorie sono:
Categoria A: uffici pubblici e privati, negozi al dettaglio, ristoranti e bar, alberghi e pensioni, scuole materne ed elementari, palestre e piscine, ecc.
Categoria B: ospedali e case di cura, scuole medie e superiori, teatri e cinema, musei e biblioteche, impianti sportivi coperti, depositi di merci non pericolose, ecc.
Categoria C: industrie chimiche e petrolchimiche, centrali termoelettriche e nucleari, depositi di liquidi infiammabili o combustibili, impianti pirotecnici ed esplosivi, gallerie stradali e ferroviarie, ecc.
Il codice ATECO è il codice statistico che identifica l’attività economica svolta da un’impresa o da una unità locale. Il codice ATECO è riportato nella visura camerale ed è composto da sei cifre raggruppate a due a due.
Il codice ATECO è utile anche ai fini della sicurezza sul lavoro, in quanto permette di individuare il livello di rischio dell’attività in base alla classificazione stabilita dal D.Lgs. 81/2008, il testo unico sulla sicurezza. Il decreto individua tre livelli di rischio per i diversi tipi di attività economiche:
Rischio basso: attività che non presentano particolari pericoli per la salute e la sicurezza dei lavoratori, come le attività amministrative, commerciali, professionali, ecc.
Rischio medio: attività che presentano pericoli moderati per la salute e la sicurezza dei lavoratori, come le attività agricole, artigianali, manifatturiere, sanitarie, educative, ecc.
Rischio alto: attività che presentano pericoli elevati per la salute e la sicurezza dei lavoratori, come le attività estrattive, edili, metallurgiche, chimiche, trasportistiche, ecc.
Le categorie di rischio secondo la norma ISO 31000
La norma ISO 31000 è una norma internazionale che fornisce le linee guida per la gestione del rischio in qualsiasi ambito organizzativo. La norma definisce il rischio come “l’effetto dell’incertezza sugli obiettivi” e propone un approccio basato sui principi, sul framework e sul processo per gestire il rischio in modo efficace ed efficiente.
La norma non fornisce una classificazione delle categorie di rischio, ma suggerisce di adottare una classificazione adeguata al contesto e agli obiettivi dell’organizzazione. Tuttavia, la norma indica alcuni criteri che possono essere utilizzati per definire le categorie di rischio, come:
La natura della fonte del rischio (ad esempio, tecnologica, operativa, finanziaria, legale, ecc.)
La natura del potenziale impatto del rischio (ad esempio, economico, sociale, ambientale, reputazionale, ecc.)
La natura delle cause e delle conseguenze del rischio (ad esempio, accidentali, intenzionali, dirette, indirette, ecc.)
La natura delle parti interessate dal rischio (ad esempio, interni o esterni all’organizzazione)
La natura delle opportunità o delle minacce associate al rischio (ad esempio, positivi o negativi)
La norma consiglia di utilizzare una matrice di valutazione del rischio per classificare i rischi in base alla loro probabilità e al loro impatto. La matrice può avere diverse dimensioni e livelli a seconda della scala e della complessità dell’organizzazione. Un esempio di matrice a cinque livelli è il seguente:
Probabilità/Impatto
Insignificante
Basso
Medio
Alto
Estremo
Molto alta
Basso
Medio
Alto
Alto
Estremo
Alta
Basso
Basso
Medio
Alto
Estremo
Media
Basso
Basso
Basso
Medio
Alto
Bassa
Basso
Basso
Basso
Basso
Medio
Molto bassa
Basso
Basso
Basso
Basso
Basso
La matrice può essere utilizzata per stabilire le priorità e le azioni da intraprendere per gestire i rischi. Ad esempio, i rischi estremi richiedono un’attenzione immediata e una riduzione drastica; i rischi alti richiedono un’attenzione urgente e una riduzione significativa; i rischi medi richiedono un monitoraggio costante e una riduzione moderata; i rischi bassi richiedono un controllo periodico e una riduzione minima; i rischi insignificanti possono essere accettati senza ulteriori azioni.
Conclusioni
Le categorie di rischio sono uno strumento utile per valutare e gestire il rischio in diversi ambiti